Una spina

Una spina

Nel mondo dei puri e degli onesti in cui si esige e si pretende dagli altri ogni perfezione mentre si è piuttosto clementi verso le proprie debolezze, non c’è spazio per il Vangelo che, se da una parte propone ideali elevati, obiettivi altissimi, dall’altra tempera ogni richiesta con la logica della misericordia e del perdono.
Dio chiede la perfezione, sì, ma come la intende lui.

Paolo, san Paolo!, confida nella seconda lettura di oggi, di avere inutilmente chiesto a Dio nella preghiera di essere liberato da una spina nel fianco, probabilmente un difetto, un aspetto del suo carattere che percepisce come invalidante. E che il Signore gli ha risposto che va bene così, perché nella sua e nella nostra debolezza si manifesta pienamente la sua grandezza.
Quando la Parola che proclamo giudica e interroga anche me, sono sulla strada giusta.

Stupori

Gesù sale a Nazareth.
Il clima non gli è affatto favorevole: Marco, da abile scrittore, sottolinea un incrocio di meraviglia, di stupore.
Ma in negativo: i concittadini di Gesù si stupiscono (letteralmente sono feriti) dalla sua predicazione.
Gesù è scosso dalla loro incredulità. Perché tanta incredulità?
I parenti di Gesù si fermano alle sue umili origini, alla sua mancanza di titoli, alla sua modesta provenienza.
Non solo: i profeti del passato avevano tutti origini misteriose, o nobili.
E la loro missione era accompagnata da prodigi inconfutabili.
Gesù, invece, non soddisfa queste attese. Anzi, è accusato di essere poco religioso e, addirittura, un pazzo o un indemoniato. Uno poco devoto, poco religioso. Un mangione e un beone.
I nazaretani non ascoltano le sue parole, non accolgono la sua prospettiva, non vedono i frutti della sua predicazione…
Pensano di sapere, credono di credere, già sanno.

I cristiani (secondo Gesù)

I cristiani non sono perfetti e forse neanche più buoni degli altri e forse nemmeno tanto coerenti. Ma questo non basta a fermare la Parola, non basta a fermare il Cristo.
Nel vangelo gli apostoli, ben lontani dal nostro modello asettico e idealista di uomo di fede, vivono la loro pesantezza con realismo e tragicità. Ma Gesù li ha scelti, perché sappiano comprendere le miserie degli altri, accettando anzitutto le proprie.
La Chiesa non è la comunità dei perfetti, dei giusti, dei puri, ma dei riconciliati, dei figli.
Fatichiamo ad accettarlo, rischiamo di voler correggere il Vangelo perché noi, in fondo in fondo, pensiamo di essere un po’ meglio della gente che critichiamo.
Sogno il sogno di Dio: una comunità di persone che si accolgono per ciò che sono, che hanno il coraggio del proprio limite, che non hanno bisogno di umiliare l’altro per sentirsi migliori.

Rifiuti

Gesù è rifiutato, e con lui viene rifiutato il vangelo e la presenza di Dio: troppo umano questo Messia, troppo pesante il suo passo, banale il suo vivere, troppo povero, troppo fragile.
Talora anche noi siamo talmente attenti a sottolineare l’incoerenza dei discepoli da non accogliere il vangelo, talmente scandalizzati dai presunti difetti degli altri da non voler entrare a un altro livello di autenticità e vedere che l’essenziale non è la coerenza costi quel che costi, ma la misericordia.